30.Oct.2019

Fake news in sanità. Quelle sui vaccini le più numerose e il 60% degli utenti social le condivide. Indagine del Ceis Tor Vergata

Quando si parla di salute e prevenzione siamo davvero capaci di distinguere una bufala da una notizia vera? Quanto costa in termini sociali ed economici la disinformazione in ambito salute creata ad arte sui social network e sulla Rete da società specializzate nella costruzione di notizie false per scopi a dir poco opachi? Basta un titolo ammiccante o allarmista ed è subito “clic”, immediata parte la girandola delle condivisioni. Il controllo delle fonti? Non esiste, mentre sale il profitto di chi lucra sulla pelle dei cittadini.

Per capire meglio il fenomeno è nato il progetto di ricerca “Impatto delle Fake News in ambito sanitario”, finanziato dal Ministero della Salute e condotto dal CEIS-EEHTA (Economic Evaluation and HTA) della Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata, in collaborazione con la Kingston University di Londra. 

L’indagine ha coinvolto oltre 1.600 partecipanti, poi divisi in due gruppi. Uno in cui erano dichiarate le fake news con dei flag specifici e uno in cui le notizie false non erano indicate (flag/no flag). In entrambi i gruppi, le fake news sono state condivise, i risultati non hanno mostrato alcuna differenza.

Mediamente il 60% dei soggetti intervistati, nella realtà condividerebbe la fake news proposta anche se solo poco più della metà la ritiene veritiera. Dallo studio emerge che iI 92,4% delle notizie false rilevate appartiene all’ambito dei vaccini, il 3,3% allo screening alla prostata, il 2,2% allo screening al colon-retto ed il 2,1% allo screening al seno.

“L’analisi ha ottenuto l’esito più preoccupante che potessimo auspicare” spiega il responsabile della ricerca, prof. Francesco Saverio Mennini, direttore EEHTA del CEIS, Facoltà di Economia dell’Università di Roma di Tor Vergata e Kingston University di Londra.

“Conferma che una fake news appena viene diffusa sta già sta producendo i suoi effetti negativi. Da quel momento è libera di diffondersi a macchia d’olio. Diventa virale, nel senso più letterario del termine, e i cittadini perdono la capacità di comprendere se è vera o falsa. Anche le persone avvertite che si trattava di fake news, vedendole riproposte iniziavano a ritenerle meritevoli di condivisione. Il progetto ha consentito di indagare gli effetti sociali ed economici delle bufale in sanità con particolare riferimento alla prevenzione”, chiarisce.

“Dai nostri test ultimati nel settembre 2019, un mese fa, le fake news sulle vaccinazioni sembrerebbero essere quelle con maggior rischio di condivisione e percezione di veridicità. L’aumento vertiginoso delle fake news negli ultimi anni ha generato incertezza e preoccupazione nelle famiglie contribuendo alla riduzione dell’efficacia delle strategie preventive attuate dal Ministero della Salute. Tali effetti, non incrementano solo i rischi di diagnosi ritardata di patologie ad alta letalità (screening), ma generano anche un maggior numero di patologie croniche e acute con un aumento vertiginoso dei costi” dichiara Mennini.

Uno studio recente sugli screening (EEHTA del CEIS, 2019) ha dimostrato come lo screening per la mammella ha comportato una riduzione della spesa ospedaliera del 18%, grazie alla diagnosi precoce e alla presa in carico precoce, accompagnata da una riduzione della mortalità. Ancora, un recente studio (Altems, 2017) ha evidenziato come la mancata vaccinazione comporta un incremento dei costi sociali pari a 1 miliardo ogni anno.

“Appare evidente, alla luce dei risultati della presente ricerca, che esiste un’esigenza impellente di implementare strumenti atti a contrastare le fake news e gli effetti distorsivi che generano. L’impatto economico e sociale di una notizia falsa, soprattutto in sanità, lo si paga spesso in vite umane” conclude l’autore della ricerca, Mennini.

Il progetto, che non è ancora concluso e che sarà pubblicato integralmente nelle prossime settimane, si propone di studiare l’impatto delle notizie false sulla percezione dei cittadini. 

 

Fonte: IlFarmacistaOnLine

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