18.Sep.2019

FarmacistaPiù. Intervista al Presidente Mandelli: “Ecco perché partecipare”

A pochi giorni dall'apertura della sesta edizione di FarmacistaPiù abbiamo intervistato il presidente della Fofi Andrea Mandelli per esaminare con lui le novità di questa edizione che si colloca in un momento molto particolare per la vita professionale dei farmacisti italiani.

Presidente Mandelli siamo alla VI edizione di FarmacistaPiù, è il momento giusto per un bilancio?

Direi di sì, e non può essere che positivo. Rispetto al progetto iniziale, e cioè creare un momento comune e unificante per la professione, l’obiettivo è stato raggiunto e non soltanto perché è la seconda edizione in cui all’organizzazione partecipa Federfarma, ma perché nella stessa composizione del Comitato scientifico sono rappresentate tutte le componenti, dai colleghi ospedalieri e del Ssn ai titolari di farmacia e parafarmacia, le società scientifiche che sono espressione delle diverse aree culturali e di competenza del nostro mondo. Un aspetto che si traduce anche nella ricchezza del programma elaborato ogni anno, con grande impegno e sensibilità dal Comitato scientifico guidato dal vicepresidente della Fofi e presidente della Fondazione Cannavò, Luigi D’Ambrosio Lettieri, e colgo l’occasione per ringraziarlo per il suo non semplice impegno.

Tra i tanti temi che caratterizzano quel salto culturale che il farmacista deve compiere a quale a suo avviso è necessario porre la massima attenzione? 

Rispondo partendo da un aspetto che ritengo centrale in rapporto alla situazione attuale. Siamo alla vigilia della partenza della sperimentazione a livello regionale della farmacia dei servizi, e siamo in attesa della pubblicazione delle linee guida per l’erogazione dei servizi della farmacia elaborata dal Tavolo istituito presso il Ministero della Salute. La premessa fondamentale per l’affermazione della farmacia dei servizi è che in tutta Italia il cittadino, il medico e il Servizio sanitario possano contare su prestazioni del farmacista che siano omogenee per qualità ed efficacia. È fondamentale quindi favorire al massimo la condivisione e la generalizzazione delle buone pratiche, così come diffondere la cultura della standardizzazione e della verifica della qualità. Ritengo che a questo scopo un momento come il Congresso nazionale sia importantissimo, perché è dallo scambio tra professionisti, dall’interazione delle esperienze, dalla possibilità fare domande e ottenere risposte in modo diretto che si accresce e si consolida la cultura professionale.

Tra i temi di questa edizione di FarmacistaPiù figura anche la remunerazione della farmacia di comunità…

Che è direttamente legata a quanto detto prima: dobbiamo essere in grado di quantificare i risultati del nostro intervento ovviamente in termini di salute, ma anche in termini di costo-efficacia. Questa è la base per chiudere la stagione in cui si remunerava la farmacia esclusivamente in base al prezzo del farmaco e aprire quella in cui si remunera l’attività del professionista. Questo comporta il passaggio dallo schema della dispensazione di un bene a quella dell’erogazione di una prestazione, che a sua volta richiede un rapporto diverso con il cittadino-paziente e con gli altri professionisti della salute con cui si deve collaborare nel processo di cura. Non a caso le associazioni dei cittadini e le altre professioni sono da sempre interlocutori e presenze apprezzati di FarmacistaPiù.

La Terza edizione di FarmacistaPiù, nel 2016 a Firenze, si aprì con un documentato allarme sulla nascente crisi occupazionale nella professione. Anche quest’anno sarà uno degli argomenti trattati? Qual è la situazione attuale?

In realtà il quadro si è evoluto, creando uno scenario asimmetrico: se nel Centro-Nord oggi non si può parlare di disoccupazione, la situazione al Sud rimane critica. La tensione sui livelli occupazionali è sicuramente un dato legato alla minore capacità, soprattutto economica, della rete delle farmacie di comunità di assorbire le nuove leve professionali ma è innegabile che lo stesso Servizio sanitario nazionale non assume tutti i farmacisti ospedalieri che sarebbero necessari (oggi i dipendenti sono pari a poco meno di 2.600) e continua a prosperare il fenomeno di partite IVA e altri contratti atipici. Ma è altrettanto evidente che le cause vanno ricercate anche nel mancato intervento sull’accesso ai corsi laurea, un aspetto per il quale lo scorso febbraio la Federazione, audita in Commissione Cultura della Camera, aveva presentato le sue proposte. Ma non si tratta soltanto di questo: tutto il percorso formativo del farmacista deve essere profondamente rinnovato, cominciando innanzitutto dell’esame di Stato e su questo passaggio la Federazione sta lavorando. Peraltro al tema dell’occupazione si lega anche quello previdenziale, che verrà anch’esso affrontato. Come abbiamo sempre fatto, non trascureremo nessun punto di vista: quello del titolare di farmacia come quello del collaboratore e del farmacista ospedaliero e del Ssn, e ovviamente quello delle nuove leve della professione.

Un’ultima domanda: la Federazione nei giorni scorsi ha comunicato che la partecipazione a FarmacistaPiù comporterà l’acquisizione di crediti ECM. In che modo?

Il Comitato Centrale ha deliberato che la partecipazione ai convegni che si svolgono all’interno del nostro Congresso vale come attività di autoformazione per l’ottenimento dei crediti ECM sulla base dell'impegno orario, che ciascun farmacista dovrà autocertificare. Sarà poi il singolo professionista a trasmettere la domanda di riconoscimento di questi crediti al proprio Ordine o a inserirla sul portale del Cogeaps. Ricordo che le attività di autoformazione, che non possono superare il 20% dell’obbligo formativo, sono una delle novità che la Federazione ha ottenuto in seno alla Commissione Nazionale per la Formazione Continua.

Ci sono sempre state ottime ragioni per partecipare a FarmacistaPiù, come dimostra il successo sempre crescente nel corso degli anni, e quest’anno ne abbiamo aggiunta un’altra. Sono certo che anche quest’anno ci supereremo.

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