14.Jul.2020

I farmacisti e la farmacia alla prova di Covid-19

Come tutti i grandi eventi che colpiscono il mondo intero, l’emergenza pandemica ha tracciato una linea di demarcazione tra il prima e il dopo e disegna un futuro che sarà molto diverso dal passato.

Gli effetti del Covid-19 hanno cambiato le nostre abitudini, ci han fatto scoprire il vantaggio di svolgere il lavoro da remoto con una spinta energica verso l’uso del digitale.

Prima dell’emergenza pandemica avevamo lasciato una farmacia fragile economicamente che aveva convintamente affidato il suo destino al progetto di Sperimentazione della Farmacia dei Servizi il suo nuovo ruolo. Un ruolo utile al nuovo modello di governance sanitaria, riconosciuto dalle Istituzioni e fonte di quella remunerazione economica necessaria alla sua sostenibilità.

Oggi, ad un primo bilancio di quanto accaduto troviamo solide conferme al ruolo della farmacia che è stata per mesi l’unico presidio sanitario del territorio, di pronto accesso e di elevata affidabilità. Analoghe conferme riguardano il ruolo dei "farmacisti, caposaldo del welfare del territorio, importante riferimento per un buon rapporto tra paziente e salute e promotori di una cultura più attenta al welfare di comunità".

In farmacia i cittadini hanno trovato sempre una risposta: per l’accesso alle terapie, per la consulenza sui temi della salute, della prevenzione, per le informazioni sui temi più rilevanti e controversi (igiene, dpi, ossigeno, preparazioni galeniche). Un vero front office del SSN che ha saputo reggere all’ impatto dirompente di un bisogno di salute e di rassicurazione determinato anche dalla temporanea sospensione delle attività degli studi medici.

La farmacia oggi deve fare i conti con una ulteriore e sensibile riduzione dei fatturati, della pedonabilità e con una crescente riduzione del potere d’acquisto, determinato dal preoccupante e diffuso disagio economico, che produrrà effetti negativi di non breve durata.

In questo primo bilancio, tuttavia, la farmacia ha trovato ulteriori elementi di legittimazione della sua funzione. Lo racconta la storia di settimane difficili, lo afferma la comunità con le parole di Antonio Gaudioso di Cittadinanzattiva, lo riconoscono i massimi rappresentanti delle Istituzioni a partire dal Signor Ministro della Sanità.

Ecco perché il nostro SSN dovrà affrontare con urgenza le numerose criticità emerse, a partire dal concreto rilancio della sanità territoriale con il potenziamento delle attività di prevenzione e di cura che devono coinvolgere, con adeguata remunerazione economica, la preziosa rete delle farmacie di comunità nel progetto di integrazione nel sistema assistenziale con lo sviluppo di una efficace sinergia tra farmacisti di comunità, ospedalieri e dei servizi territoriali,  con i medici e gli infermieri, a garanzia della continuità assistenziale ospedale – territorio e a beneficio dei pazienti cronici che in questa emergenza sono stati trascurati. Si pensi ai pazienti diabetici, cardiopatici e ipertesi e oncologici e alle lunghe liste di attesa a cui sono state sottoposte le loro legittime richieste di cura e assistenza.

Se la sanità territoriale avesse funzionato, si sarebbe evitato il ricorso di moltissimi pazienti alle strutture ospedaliere dove, nella fase iniziale della pandemia, la promiscuità delle degenze ha generato numerosi contagi e sviluppato veri e propri focolai infettivi.

Insomma, la Farmacia è utile al Paese e la Sperimentazione dei nuovi Servizi ha di fatto già superato la prova e va ampliato.

Penso alla Mozione Mandelli sulla promozione dell’attività vaccinale e al ruolo attivo che viene previsto per la Farmacia. Un tema di grande rilevanza che deve essere una priorità del decisore politico!

Il progetto, dunque, deve proseguire con convinzione e con il solerte impegno dei farmacisti, nel rispetto dei principi di prudenza connessi con la prevenzione del contagio e potenziando la sanità digitale con l’attivazione del FSE nell’intero territorio nazionale.

La Fofi e la Fondazione Cannavò hanno da tempo messo a disposizione dell’intera comunità professionale il progetto formativo necessario per la costruzione di un adeguato patrimonio di saperi a garanzia dell’efficienza e dell’appropriatezza delle prestazioni erogate dai Farmacisti.

Ma, a proposto di saperi, come stabilito nell’ultimo Consiglio Nazionale della Fofi, è ormai indifferibile quel processo di aggiornamento dei curricula universitari, da tempo auspicato, che orienti in modo preminente le competenze professionali del farmacista verso l’area farmaco-biologica e tecnico-legislativa integrata da una energica spinta verso la sanità digitale.

C’è da lavorare molto ma le idee sono chiare e non mancano senso di responsabilità e tenacia!

 

Luigi D’Ambrosio Lettieri

Presidente Fondazione Cannavò

 

Fonte: IlFarmacistaOnline

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