Scarsa aderenza terapia causa in Europa 200mila morti e 80 mld di spesa. Da Cittadinanzattiva la II Festa contro lo ‘SpreKo’

In corso a Spoleto la II Festa nazionale per la lotta agli sprechi promossa dall’associazione dei cittadini

A cura di Redazione Farmalavoro

L’aderenza terapeutica al centro della tavola rotonda sullo spreco sanitario.Si stima che ogni anno la scarsa aderenza alle terapie mediche causi in Europa circa 200 mila morti e gravi sulla spesa sanitaria per 80 miliardi di euro l’anno (dati Aifa). Sono alcuni dei dati al centro della tavola rotonda sullo spreco sanitario “La mia salute è un bene di tutti: accesso alle cure e aderenza terapeutica”, in corso da ieri nella Rocca Albornoziana di Spoleto dove è in programma fino a oggi Sprek.o., la II Festa nazionale per la lotta agli sprechi promossa da Cittadinanzattiva.
 
Nonostante la maggior parte delle ricerche abbia focalizzato l’attenzione soprattutto sull’adesione ai trattamenti farmacologici, in realtà il concetto di aderenza si estende ad altri comportamenti, legati alla tutela della salute, che vanno ben oltre la semplice assunzione dei farmaci prescritti: la richiesta di intervento del medico/infermiere, seguirne le prescrizioni, assumere i farmaci in maniera corretta, vaccinarsi, recarsi regolarmente alle visite di controllo e modificare le proprie abitudini di vita per quel che riguarda l’igiene personale, il fumo, la contraccezione, i comportamenti sessuali a rischio, la dieta scorretta e la scarsa attività fisica.
 
“C’è bisogno che il nostro paese definisca al più presto una strategia sul come garantire la aderenza terapeutica coinvolgendo tutti gli attori – associazioni, società scientifiche, medici, pazienti, istituzioni,  farmacisti ed aziende”, commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. “Ci sono alcuni ostacoli che vanno rimossi, dai costi esagerati,  al poco tempo dedicato alla comunicazione fra medico e paziente, dalla burocrazia alle difficoltà nell’accesso e anche nella somministrazione di alcune terapie. Nello stesso tempo, vanno messe a sistema le diverse iniziative messe in campo da imprese e associazioni, ad esempio le linee telefoniche per aiutare i pazienti nel self management o i gruppi di supporto, per evitare che gli sforzi vengano vanificati o che restino a vantaggio di pochi”.

Alcuni dati sull’aderenza terapeutica
Il livello di adesione alle terapie a lungo termine per le malattie croniche nei Paesi sviluppati è in media del 50%. Si ritiene inoltre che nei Paesi in via di sviluppo, l’aderenza terapeutica sia ben minore, data la carenza di risorse destinate alla sanità e la disparità di accesso alle cure fra i diversi strati della popolazione.
 
Il Rapporto Osmed segnala un’aderenza terapeutica pari al 58,8% del totale dei pazienti ipertesi trattati nel 2011, in diminuzione del 3,1% rispetto al 2010. Diverse le variabili: regionali, ad esempio si va dal 53,8% di aderenza nei pazienti liguri, al 63,7% in quelli marchigiani ed umbri; nel genere, perché l’aderenza è più elevata fra i pazienti maschi (62,2%), rispetto alle femmine (56,5%); e nelle diverse fasce di età, perché i più “aderenti” alle terapie sono i pazienti nella fascia 66-75 anni (62,5%), i meno “aderenti” sono i più giovani fino ai 45 anni (48,1%).
Inoltre, da una Indagine di Cittadinanzattiva condotta nel 2014 che ha coinvolto 619 pazienti affetti da patologie croniche appartenenti ad Associazioni aderenti al Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici (CnAMC), risulta che all’incirca un paziente su cinque talvolta dimentica di assumere la terapia, uno su sette sbaglia il dosaggio del farmaco.
Il 22% dichiara di essere stato costretto ad interrompere la terapia, per una media di 12 giorni, nella maggior parte dei casi a causa di una reazione allergica (22,6%) o perché risultata inefficace (20,4%); ma anche per i costi a carico dei cittadini (16,4%) o perché il farmaco non era disponibile in farmacia (14,5%).

Una percentuale inferiore (10,8%) decide volontariamente di sospendere o non intraprendere la terapia prescritta, principalmente per scetticismo (56,5%), nel senso che la stessa non produce i risultati sperati o mostra più effetti collaterali che benefici, o perché la cura risulta difficile da seguire a causa di un numero di somministrazioni troppo elevato (13%), o ancora perché si tratta di terapie che se intraprese dureranno tutta la vita e che quindi scoraggiano il paziente (11,6%).

 

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