Prepararsi al colloquio

 

Prima di affrontare un colloquio di lavoro è utile prepararsi per non trascurare aspetti importanti e dare, comunque vada, un’impressione positiva.  

È necessario prepararsi qualche giorno prima dedicandosi a:

  • Rilettura del proprio CV e del profilo LinkedIn per assicurarsi che siano aggiornati e completi
  • Preparazione di una breve presentazione introduttiva con gli argomenti principali del CV
  • Ricerca di informazioni sull’azienda, il suo settore e i competitors
  • Analisi della posizione /ruolo oggetto del colloquio
  • Riflessioni ad alta voce su come descrivere le proprie esperienze in funzione di quella posizione/ruolo
  • Preparare risposte alle domande più frequenti ma anche a quelle (im)possibili
  • Preparare un breve elenco di domande da porre all’intervistatore per dimostrare interesse e forte motivazione alla posizione

Cosa sapere sull’intervista

I processi di selezione possono comprendere diversi modelli e strumenti di valutazione dei candidati (colloquio di gruppo, test, Skype call, esercitazioni on line etc…) ma il colloquio individuale non manca mai e in alcune situazioni ne vengono effettuati anche 3 o 4 con diversi interlocutori aziendali.

Gli stili e i toni dei colloqui possono essere differenti a seconda dei selezionatori e delle “tecniche” che decidono di utilizzare ma, sia che scelgano un approccio amichevole e accogliente o distaccato e freddo, si tratta sempre di strategie finalizzate all’analisi e alla valutazione delle competenze e del comportamento dei candidati.

La convocazione è già un ottimo risultato, frutto del superamento di una prima valutazione del CV. Il colloquio serve ad approfondire i dettagli e a verificare gli atteggiamenti, il carattere e le reazioni del candidato.

Le domande che i selezionatori pongono per sondare le caratteristiche personali, che emergono solo parzialmente dalla lettura del CV e del profilo on line, sono di tipo “situazionale” e “comportamentale”.  Le prime hanno lo scopo di far emergere capacità logiche, deduttive e reazioni comportamentali e situazioni possibili o irreali. Le domande sono del tipo “supponga di trovarsi nella situazione XY, cosa farebbe?”. Solitamente i selezionatori non utilizzano questa metodologia per mettere inutilmente in difficoltà il candidato ma, avendo preventivamente individuato le caratteristiche chiave del ruolo,  fanno domande mirate a identificare la persona più in linea con i requisiti fondamentali.

La domande comportamentali invece si basano sull’idea che le esperienze personali e professionali passate, siano indicatori molto attendibili della condotta attuale e futura delle persone. In particolare, queste domande invitano il candidato a descrivere comportamenti, motivazioni e modalità relazionali adottate nelle varie attività svolte. Poiché si ritiene che le performance passate sono il punto di partenza per prevedere quelle future, si analizzano a fondo tutti gli aspetti delle situazioni vissute. Un esempio di domanda comportamentale è: “Descriva una situazione in cui si è trovato in difficoltà con un collega o con un responsabile. Cosa è successo? Lei cosa fece in quella circostanza?”. Per prepararsi ad affrontare questo tipo di domande è necessario determinare quali sono le competenze e gli stili personali ricercati dall’azienda per la posizione specifica. Per fare ciò vanno studiate la job description e l’azienda e la sua storia, possibilmente prendendo informazioni da qualcuno che conosce direttamente quella realtà.

Più dell’80% dei colloqui inizia con la domanda “mi parli brevemente di lei”, inizio che apre a molte possibilità di risposta. La possibilità di parlare per primi è un’occasione, non deve lasciare spiazzati, ma è bene prepararsi a rispondere in modo conciso e preciso per indirizzare la conversazione e, per quanto possibile, orientare le domande successive.

Rimandiamo alla sessione Tipologie di colloqui per approfondire altre modalità di colloqui che potrebbero essere proposti dal selezionatore.