Jobs Act 2017

 

In data 10 maggio 2017 è stato approvato definitivamente dal Senato il Jobs Act per il lavoro autonomo, smart working e tutela della maternità.

Il disegno di legge intende disciplinare il lavoro autonomo per fornire maggiori tutele contrattuali e previdenziali per quanto riguarda la malattia, l'infortunio, la maternità e per agevolare le spese per la formazione e ampliare la deducibilità delle spese (alberghi e ristoranti) sostenute nell'esecuzione degli incarichi. 

Il decreto fornisce una chiara definizione per distinguere meglio Collaborazione Coordinata e Continuativa  da lavoro subordinato, una materia spesso rimaneggiata dai legislatori e fino a ora poco chiara e "rischiosa".

Viene anche disciplinato in maniera organica il lavoro agile o smart working, già presente nel nostro sistema ma senza una disciplina comune. 

 

DIS COLL

Inoltre con il Jobs act  2017 viene modifica in maniera importante la  disciplina  della cosiddetta “DIS COLL”, l'indennità di  disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi. L'assegno era stato introdotto con il D.Lgs.  22/2015 in forma sperimentale e, più volte prorogato,  diventa ora stabile a partire dal 1 luglio 2017. Si tratta di una indennità  mensile  per i lavoratori parasubordinati, quindi senza partita IVA, della durata massima di sei mesi, pari al 75% del reddito medio mensile percepito nei mesi precedenti  e comunque mai superiore a 1300 euro.  

 

Smart working

Il lavoro agile è uno strumento e non una tipologia contrattuale. Si configura come un nuovo approccio all’organizzazione aziendale, in cui le esigenze individuali del lavoratore si contemperano, in maniera complementare, con quelle dell’impresa

Il Jobs Act 2017 stabilisce “misure  volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”,  introducendo nell’ordinamento italiano lo smart working (“lavoro agile”), che si pone come un “ponte” tra la prestazione interamente svolta in azienda ed il telelavoro che, pur sviluppatosi in maniera abbastanza significativa in alcuni ambiti d’impresa, non ha avuto la diffusione attesa (di fatto regolamentato solo nella pubblica amministrazione).

Lo smart working implica un nuovo modello di organizzazione del lavoro, in cui sono fondamentali questi tre elementi: 

  • Risorse umane: tutto il personale deve essere pronto a rivedere il proprio ruolo in un’ottica di flessibilità e disponibile a creare nuove e maggiori sinergie con colleghi e management.
  • Tecnologia: utilizzo di strumenti e modalità di lavoro tecnologicamente avanzate. L’accesso ai dati aziendali deve essere possibile da remoto, consentendo forme di lavoro più efficienti e altamente personalizzate.
  • Monitoraggio costante: è indispensabile una costante analisi dei risultati per valutare l’efficacia e l’efficienza delle nuove modalità di lavoro. 

Come si organizzano questi tre elementi?

  • la prestazione viene eseguita in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno
  • l’attività lavorativa richiede  la fornitura da parte dell’azienda e l’utilizzo da parte del lavoratore di strumenti di produttività e comunicazione, altamente tecnologici. Il lavoratore è responsabile della loro sicurezza e buon funzionamento
  • quando il lavoratore svolge la prestazione fuori dai locali aziendali non è necessario che utilizzi una postazione fissa ma può scegliere autonomamente la location

Quali sono le opportunità di questo strumento organizzativo? 

Per il lavoratore si ha un maggiore controllo nel bilanciare il rapporto lavoro-famiglia e i ritmi lavorativi con quelli giornalieri, e implica un aumento della propria soddisfazione lavorativa con ripercussioni positive anche in termini di senso di appartenenza, produttività e contenimento dei tassi di assenteismo.

Per l’azienda, si hanno minori costi di gestione delle postazioni di lavoro e spazi comuni (parcheggio, mensa, etc.), diminuzione del tasso di assenteismo, risparmio energetico, aumento della motivazione e della produttività.

Quali rischi comporta

Gli aspetti potenzialmente rischiosi riguardano un minor coinvolgimento nelle dinamiche di scambio e apprendimento attraverso il confronto e l’osservazione dei colleghi; eccessivo isolamento quindi difficoltà di integrazione rispetto alla “squadra” di lavoro; minor spontaneità nelle relazioni e nella circolazione delle idee.

Si tratta di aspetti che possono essere affrontati in sede di definizione dell’organizzazione dello smart working, valutando le caratteristiche del lavoro ma anche quelle della persona che dovrà affrontare vantaggi  e svantaggi con consapevolezza e supporto da parte del datore di lavoro.