13.Sep.2018

FarmacistaPiù. Intervista a Eugenio Leopardi: “Il farmacista e il suo know how devono essere valorizzati”

È iniziato il countdown della V edizione di FarmacistaPiù. Tante le sfide che attendono la professione e la farmacia. Per questo Eugenio Leopardi, presidente dell’Utifar, l’associazione tecnico professionale dei farmacisti italiani, invita la categoria a non farsi trovare impreparata.
 
Dottor Leopardi, la V edizione del Congresso dei farmacisti è alle porte. Da dove partite?
Innanzitutto voglio ricordare che questo sarà un Congresso all’insegna dell’unitarietà: la V edizione di FarmacistaPiù, organizzata da Fofi, Utifar e Fondazione Cannavò, quest’anno vede infatti la partecipazione anche di Federfarma. Un’unitarietà importante in quanto vogliamo puntare i riflettori sulle idee da portare avanti per il futuro sia della professione, sia dell’azienda farmacia. L’obiettivo è cercare di confrontarci sull’attività del farmacista - sulla nostra mission quindi, che si sostanzia nella vicinanza e nell’assistenza al paziente - e prepararci ad accogliere le sfide che il sistema impone, a partire da quella dell’assistenza al paziente cronico. Non dobbiamo dimenticare che la farmacia è diffusa sul territorio ed è in grado di essere vicino al cittadino, anche da un punto di vista logistico. Siamo inoltre riconosciuti in tutta Europa come la migliore rete di assistenza farmaceutica. Ecco perché crediamo sia un dovere dello Stato utilizzarla appieno. E su questo ci concentreremo.
 
Quali sono quindi i punti cardine del Congresso?
Il paziente e l’alleanza interprofessionale. Il paziente in primis, perché tutto viene fatto in suo favore. Ci concentreremo sui percorsi terapeutici del cittadino per accompagnarlo nella comprensione che la guarigione non si ottiene consumando più farmaci, ma assumendoli in maniera più appropriata. Tutto questo necessita quindi di una forte alleanza interprofessionale. Per questo abbiamo voluto invitare in una tavola rotonda gli altri attori di questo percorso, ossia il il medico e l’infermiere. Crediamo che ogni professione abbia la sua specificità, noi siamo più preparati sul farmaco, il medico è più preparato sulla diagnosi e l’infermiere su operazioni più tecniche. Collaborare insieme, dividersi i ruoli e ottimizzare le risorse, ritengo sia utile per il sistema e per le professioni.
 
Se dovesse lanciare un messaggio ai farmacisti, in qualità di presidente l’Utifar, quale sarebbe?
Farci trovare pronti a questo appuntamento e alle sfide future. Quindi essere preparati ad affrontare la dispensazione dei nuovi farmaci che arriveranno, e anche dei nuovi servizi che la farmacia dovrà offrire con alta professionalità come ha sempre fatto.
Per quanto riguarda specificatamente questo Congresso, mi piacerebbe che la categoria prestasse attenzione e partecipasse ai tre premi che verranno assegnati, ossia il premio Cosimo Piccinno, dedicato alle iniziative di solidarietà, il premio Renato Grendene, dedicato all’innovazione in farmacia e il premio Giacomo Leopardi, sulle migliori tesi universitarie relative a farmaci biologici, antibiotico resistenza, aderenza e cronicità. Questo perché credo fermante che i risultati positivi si ottengono anche mettendosi in gioco e partecipando.
 
Cosa auspica emerga da questa nuova edizione di FarmacistaPiù?
Un messaggio chiaro e forte per la classe politica: il farmacista e il suo know how devono essere valorizzati e la rete farmaceutica va supportata. La farmacia è un punto di riferimento per il cittadino sul territorio, va vista perciò in un’ottica di assistenza al cittadino che è sempre più solo soprattutto fuori dai grandi agglomerati urbani. Non può essere penalizzata. Spero che la politica comprende fino in fondo il valore della nostra professione e il peso che l’azienda farmacia riveste per il Paese.
 

 

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